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Controllo del tag canonical

Controlla il canonical di una pagina: presente o assente, assoluto, coerente con la URL richiesta, doppioni nell'HTML e catene che finiscono su un redirect.

Leggiamo solo l'HTML pubblico della pagina. Non salviamo gli indirizzi che controlli.

Leggiamo l'HTML che il tuo server restituisce, senza eseguire JavaScript: è quello che vede un motore al primo passaggio.

Metti l'indirizzo di una pagina: leggiamo il suo canonical, controlliamo che sia uno solo, che stia nel posto giusto e che punti a una pagina viva.

Come si usa

  1. 01

    Incolla l'indirizzo esatto

    Metti la URL così com'è, parametri compresi. Il canonical serve proprio a decidere fra due indirizzi che si somigliano, quindi copiarne una versione ripulita ti nasconde il problema che stai cercando.

  2. 02

    Leggi la riga in cima

    Ti dice in una frase quale pagina questo indirizzo sta mandando in indice. Se non è quella che ti aspettavi, il resto dell'esito spiega dove si è rotto.

  3. 03

    Prova una seconda pagina

    Un canonical sbagliato quasi mai è sbagliato da solo: se lo scrive il template, lo scrive su tutte le pagine. Controllane un'altra e guarda se l'indirizzo dichiarato cambia.

Che cos'è il canonical e a cosa serve davvero

Il canonical è una riga nell'HTML — <link rel="canonical" href="…"> — con cui una pagina dichiara quale indirizzo va considerato quello ufficiale. Serve perché lo stesso contenuto, sul web, è quasi sempre raggiungibile da più URL: con e senza www, in http e in https, con e senza barra finale, con i parametri di una campagna attaccati in coda, con un filtro o un ordinamento nella query. Per te è una pagina sola. Per un motore sono cinque pagine identiche.

Quando trova doppioni, Google ne sceglie uno e mette gli altri da parte. Sceglie da solo anche se tu non dici niente, e di solito indovina. Il canonical serve nei casi in cui non indovina: quello che finisce nei risultati è l'indirizzo con i parametri della newsletter attaccati, oppure la versione senza www mentre tutti i tuoi link puntano a quella con il www, e il valore dei link si divide fra due URL invece di sommarsi su una.

Va detta una cosa che quasi nessuno scrive: il canonical è un suggerimento, non un ordine. Google lo considera insieme a redirect, link interni, sitemap e contenuto effettivo, e se gli altri segnali dicono il contrario lo scarta. Per questo un canonical giusto in mezzo a un sito che si contraddice non risolve niente, e per questo un canonical sbagliato spesso non si vede subito: fa danni solo quando Google decide di dargli retta.

I quattro modi in cui il canonical smette di funzionare

Il primo è averne due. Quando una pagina dichiara due canonical con indirizzi diversi, Google li ignora entrambi e torna a decidere da sé: hai il risultato che avresti senza canonical, con in più la certezza che qualcosa nel sito è mal configurato. Succede quasi sempre così: uno lo scrive il tema, l'altro un plugin SEO, e nessuno dei due sa dell'altro.

Il secondo è scriverlo fuori dal <head>. Il canonical viene letto solo lì; quello che finisce nel corpo della pagina viene buttato via. Il caso subdolo è quando il tag nel codice sorgente sembra al posto giusto, ma un tag malformato più in alto ha chiuso la testa in anticipo e tutto quello che segue è, di fatto, corpo.

Il terzo è puntare a un indirizzo che non risponde 200: un 404, un redirect, una pagina che a sua volta rimanda indietro. Il segnale non porta da nessuna parte e viene scartato.

Il quarto è il più comune e il meno visibile: il canonical copiato. Duplichi una scheda prodotto per farne la variante, cambi testo e foto, e ti dimentichi la riga del canonical. Ora la variante dice a Google «indicizza l'originale», e in indice ci va una pagina sola. Ripetuto per un catalogo intero, è un sito che si dimezza da solo.

Canonical, redirect 301 e noindex: tre strumenti diversi

Sono tre modi di dire «questa pagina non deve stare in indice», e non sono intercambiabili. Il redirect 301 chiude la pagina: chi ci arriva viene portato altrove, la vecchia URL sparisce e il suo valore passa alla nuova. Usalo quando la vecchia pagina non deve più esistere per nessuno — un indirizzo cambiato, un articolo accorpato a un altro.

Il canonical lascia la pagina viva e raggiungibile e agisce solo sui motori. Usalo quando la pagina serve alle persone ma non deve comparire nei risultati come versione a sé: la stessa scheda vista con un filtro, la pagina 2 di un elenco, un contenuto ripubblicato su due domini tuoi.

Il noindex toglie la pagina dall'indice senza indicarne un'altra. Serve quando non c'è nessun originale a cui puntare: i risultati della ricerca interna, il carrello, la pagina di ringraziamento dopo un modulo.

Metterne due insieme è quasi sempre un errore. Canonical e noindex sulla stessa pagina si contraddicono, e Google ha avvertito che il noindex può propagarsi alla pagina indicata dal canonical. Canonical verso una pagina che poi rimanda altrove è un giro a vuoto: metti nel canonical l'indirizzo finale, non quello di passaggio.

Domande

Il canonical può essere relativo?

Sì, funziona: i motori lo risolvono rispetto alla pagina, esattamente come fa il browser con qualsiasi link. Scriverlo assoluto resta più sicuro, perché toglie di mezzo ogni ambiguità — soprattutto se la pagina ha un tag <base>, che sposta il punto di partenza di tutti gli indirizzi relativi. Se lo scrivi assoluto, ricordati di includere anche lo schema: https:// e non solo il dominio.

Serve il canonical su una pagina che non ha doppioni?

Non è obbligatorio, ma metterlo verso sé stessa costa niente ed è la scelta più tranquilla. Il motivo è che i doppioni nascono da soli: basta un link con dentro un parametro di campagna, o un altro sito che ti linka con la barra finale in più, e all'improvviso quella pagina esiste a due indirizzi. Con l'auto-canonical hai già detto quale dei due vale.

Google segue sempre il canonical che dichiaro?

No. È un suggerimento, non una direttiva. Google lo valuta insieme ai redirect, ai link interni, alla sitemap e a quanto le due pagine si somigliano davvero, e se gli altri segnali vanno in direzione opposta sceglie diversamente. Nella Search Console lo vedi nero su bianco: l'ispezione della URL mostra il canonical che hai dichiarato e, accanto, quello che Google ha scelto.

Meglio il canonical o un redirect 301?

Dipende da chi deve poter vedere la pagina. Se la vecchia versione non serve più a nessuno, redirect 301: la chiudi e sposti tutto sulla nuova. Se la pagina serve ancora alle persone — è la stessa scheda con un filtro applicato, è la versione stampabile, è una landing che gira in un annuncio — allora canonical, perché la lascia raggiungibile e parla solo ai motori.

Posso mettere canonical e noindex sulla stessa pagina?

Meglio di no. Sono due istruzioni che si contraddicono: una dice «non indicizzarmi», l'altra dice «indicizza quest'altra al posto mio». Google ha spiegato che in questi casi il noindex può propagarsi alla pagina indicata dal canonical, e a quel punto perdi anche quella. Scegli: canonical se la pagina è un doppione di un originale, noindex se non deve proprio comparire.

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