Controllo del robots.txt
Leggiamo il robots.txt del tuo sito e diciamo cosa non va: sintassi, regole che si contraddicono, pagine importanti bloccate per sbaglio e quali bot AI stai tenendo fuori.
Leggiamo il robots.txt pubblico del dominio che scrivi. Non salviamo né l'indirizzo né il file.
Basta il dominio: il robots.txt sta sempre nella radice, e andiamo a prenderlo lì.
Come si usa
- 01
Scrivi il dominio
Basta «iltuosito.it»: il robots.txt sta sempre nella radice del sito e lo andiamo a prendere lì. Se ne hai più di uno fra www e non-www, controllali tutti e due: sono file diversi.
- 02
Guarda cosa è segnato in rosso
In cima trovi la cosa più grave, sotto tutte le altre riga per riga. Nel file stampato qui accanto le righe che i crawler saltano sono evidenziate, con il numero di riga da correggere.
- 03
Prova un indirizzo che ti sta a cuore
Incolla la URL di una pagina e ti diciamo quale regola vince per Googlebot e per ognuno dei bot AI, e se quella pagina è raggiungibile o no.
Che cos'è il robots.txt, e cosa non riesce a fare
Il robots.txt è un file di testo nella radice del dominio che dice ai crawler quali indirizzi possono scaricare. Vive sempre in un punto solo, https://tuodominio.it/robots.txt: non in una sottocartella, non nel pannello del CMS, non nella head della pagina. È la prima cosa che un motore chiede al tuo server, prima ancora della homepage.
Il malinteso più diffuso riguarda l'indicizzazione. Bloccare una URL nel robots.txt non la tiene fuori da Google: le impedisce di essere letta. Se qualcun altro la linka, Google può mostrarla lo stesso nei risultati — senza titolo, senza descrizione, con la nota «nessuna informazione disponibile». Per tenere una pagina fuori dall'indice serve il contrario: lasciarla leggere e metterci dentro un meta robots noindex. Se la blocchi, quel noindex non lo vedrà mai nessuno.
E non è nemmeno una serratura. Il robots.txt è pubblico, lo legge chiunque, e viene rispettato solo dai crawler che decidono di rispettarlo. I motori seri lo fanno, gli scraper aggressivi no. Se in quel file elenchi «Disallow: /area-clienti», hai appena pubblicato l'indirizzo che volevi nascondere. Quello che va protetto davvero si protegge con una password.
Come si decide quale regola vince
Vince la regola con il percorso più lungo, e a parità di lunghezza vince Allow. È la regola che applicano Google e Bing, ed è il motivo per cui l'ordine delle righe nel file non conta niente: puoi scrivere l'Allow prima o dopo il Disallow, il risultato è identico.
Un esempio concreto. Con Disallow: /wp-admin/ e Allow: /wp-admin/admin-ajax.php, la seconda riga è più lunga della prima, quindi quel singolo file passa mentre tutto il resto della cartella resta bloccato. Al contrario, se hai Disallow: /blog e Allow: /blog, sono lunghi uguale: passa. Il conto si fa sui caratteri del percorso scritto, non su quanto è specifico il significato.
Prima ancora, però, il crawler deve scegliere il gruppo. Ogni bot cerca un gruppo con il proprio nome e, se lo trova, legge solo quello: le regole di User-agent: * vengono ignorate in blocco. È l'errore che si vede più spesso — un gruppo dedicato a Googlebot scritto per aggiungere un divieto, che invece cancella tutti i divieti generali. Se un bot compare in due gruppi diversi, invece, le regole vengono unite, non sostituite.
Bloccare i bot AI: cosa perdi e cosa non perdi
I crawler AI non fanno tutti la stessa cosa, e metterli nello stesso Disallow è la scelta che costa di più. Da una parte ci sono quelli che raccolgono testi per addestrare i modelli — GPTBot, Google-Extended, CCBot, Applebot-Extended, meta-externalagent: bloccarli è una decisione legittima e non ti toglie una visita. Dall'altra ci sono quelli che leggono la tua pagina per rispondere a una domanda in quel momento, e mettono il link alla fonte: OAI-SearchBot e ChatGPT-User per ChatGPT, PerplexityBot e PerplexityUser per Perplexity.
Sui secondi il conto è semplice: se li blocchi, quando qualcuno chiede a ChatGPT il problema che tu risolvi, la risposta cita il tuo concorrente. Non è un'ipotesi lontana — è già il modo in cui una parte delle persone cerca informazioni prima di comprare. La copia protetta non serve a niente se nessuno arriva a leggerla.
Due precisazioni che valgono soldi. Google-Extended non c'entra niente con la ricerca Google: riguarda solo Gemini, e bloccarlo non toglie una pagina dall'indice. Applebot-Extended esclude dall'addestramento di Apple Intelligence ma lascia il sito in Siri e Spotlight. Chi le confonde e blocca troppo si taglia fuori da traffico vero, credendo di proteggersi.
Domande
Dove deve stare il robots.txt?
Nella radice del dominio, cioè a tuodominio.it/robots.txt. Un file in una sottocartella non viene letto da nessuno. Vale per un host alla volta: www.tuosito.it e tuosito.it sono due host diversi e possono avere due file diversi, così come http e https. Anche i sottodomini hanno il loro: quello di blog.tuosito.it non è quello del sito principale.
Il robots.txt impedisce a una pagina di finire su Google?
No. Impedisce a Google di leggerla, che è un'altra cosa. Se la pagina riceve link da fuori, può comparire lo stesso nei risultati, senza titolo e senza descrizione, perché Google sa che esiste ma non può guardarci dentro. Per tenerla fuori dall'indice serve un meta robots noindex nella pagina, e la pagina deve restare leggibile perché quel tag venga visto.
Conviene bloccare GPTBot e gli altri bot AI?
Dipende da quale bot. Quelli che raccolgono per addestrare i modelli puoi bloccarli senza perdere traffico: è una scelta sui tuoi contenuti, non sul tuo posizionamento. Quelli che vanno a leggere la pagina per rispondere a una domanda e citano la fonte — OAI-SearchBot, ChatGPT-User, PerplexityBot — bloccarli significa rinunciare a comparire in quelle risposte. Se vendi qualcosa, di solito non conviene.
Cosa succede esattamente con «Disallow: /»?
Blocca la scansione di tutto il sito per gli user-agent di quel gruppo. Se è sotto User-agent: *, nessun crawler può leggere nemmeno la homepage. Google smette di scansionare subito e, nel giro di qualche settimana, le pagine cominciano a sparire dai risultati. Nove volte su dieci è un file di staging copiato in produzione: se lo trovi sul sito vivo, è la cosa da correggere prima di ogni altra.
Il mio robots.txt risponde 404, è un problema?
No, è la situazione più comune e non fa danno: senza file i crawler leggono tutto. Il problema serio è l'opposto, un errore 500 o un 429, perché in quel caso Google considera l'intero sito come vietato finché l'errore dura. Fra non avere il file e averlo rotto, non averlo è meglio. Vale comunque la pena crearlo, se non altro per dichiarare la sitemap.
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