Controllo del titolo H1
Incolla un titolo o leggi quello di una pagina online: lunghezza, presenza della parola chiave, H1 doppi o mancanti e coerenza con il titolo che finisce in Google.
Il testo che incolli resta nel tuo browser. Dalle pagine online leggiamo solo l'HTML pubblico.
Come si usa
- 01
Incolla il titolo, oppure l'indirizzo
Se il titolo lo stai ancora scrivendo, incollalo e basta: l'esito cambia mentre digiti. Se la pagina è già online, metti la URL e lo andiamo a leggere noi.
- 02
Aggiungi la parola chiave, se ne hai una
È facoltativa. Quando la scrivi, ti diciamo se compare nel titolo e in che punto cade, e la marchiamo nel testo così la vedi dove sta davvero.
- 03
Sistema quello che è segnato
Ogni riga dice cosa abbiamo guardato e cosa abbiamo trovato. Le righe in errore sono cose rotte, gli avvisi sono scelte da rivedere con la testa.
Che cos'è l'H1 e perché ne serve uno solo
L'H1 è il titolo principale della pagina, quello scritto grande in cima al contenuto. Nel codice è un tag <h1>, e nell'HTML di una pagina ben fatta compare una volta sola. Non è il nome del sito, non è il menu, non è lo slogan del logo: è la risposta alla domanda «di cosa parla questa pagina».
La regola dell'H1 unico non è una superstizione SEO. È il modo in cui funziona il documento: H1 apre, H2 divide in capitoli, H3 divide i capitoli. Chi naviga con uno screen reader salta di titolo in titolo e usa quella struttura come indice; se i titoli principali sono tre, l'indice non esiste più. Google, dal canto suo, ha detto più volte che gestisce senza problemi anche più di un H1, ma «lo gestisce» e «ti aiuta» sono due cose diverse.
Il caso più comune di H1 doppio non è una scelta: è il tema. Molti template mettono in H1 il logo in testata, e poi il titolo vero dell'articolo finisce in H2. Il risultato è che ogni pagina del sito ha lo stesso titolo principale — il nome dell'azienda — e nessuna dice di cosa parla. Se lo strumento ti segnala due H1 e il primo è il nome del sito, il problema è nel template, non nel testo.
H1 e title non sono la stessa cosa
Il title è quello che finisce nei risultati di Google e nella linguetta del browser; l'H1 è quello che legge chi è già atterrato sulla pagina. Vivono in due punti diversi dell'HTML e possono avere testi diversi, ma devono promettere la stessa cosa.
Farli identici è una scelta legittima e spesso la migliore: chi clicca su un risultato ritrova la stessa frase in cima e capisce in mezzo secondo di essere nel posto giusto. Il caso in cui conviene differenziarli è quando il title deve stare stretto nei limiti della SERP e contenere il nome del brand, mentre l'H1 può respirare e essere più discorsivo.
Il problema serio è un altro: il title che promette una cosa e l'H1 che ne mantiene un'altra. Succede quando qualcuno riscrive il title per inseguire una keyword e si dimentica la pagina. Chi arriva vede la discrepanza, non trova quello che cercava e torna indietro. Per questo confrontiamo le parole in comune fra i due: se l'H1 e il title condividono meno della metà delle parole piene, te lo segnaliamo. Se invece il title è più lungo solo perché finisce con «| Nome Azienda», è normale e non c'è niente da correggere.
Gli H1 che non dicono niente
Un titolo generico è un titolo che potrebbe stare su qualsiasi sito: «Home», «Benvenuti», «Pagina iniziale», o il solo nome dell'azienda. Non è un errore tecnico — la pagina funziona — ma è uno spazio sprecato nel punto in cui hai più attenzione.
Il ragionamento è semplice: chi ti conosce già arriva dal tuo nome e resta comunque. Chi non ti conosce cerca il problema che ha. Se in cima alla tua homepage c'è scritto il nome della tua azienda, l'unica persona a cui stai parlando è quella che sapeva già come ti chiami. Scrivi invece cosa fai e per chi: «Ristrutturazioni chiavi in mano a Brescia» dice in sei parole quello che un logo non dice mai.
Nella stessa famiglia stanno tre abitudini che segnaliamo come avvisi. Il titolo tutto in maiuscolo: si legge più lentamente perché sparisce il profilo delle parole, e qualche screen reader lo compita lettera per lettera. Il punto finale: un titolo non è una frase di testo, il punto non serve — mentre punto interrogativo ed esclamativo vanno benissimo. E l'apertura con «Benvenuti», che consuma le prime parole, cioè quelle che vengono lette per davvero, per fare un saluto che nessuno stava aspettando.
Domande
Quanti H1 può avere una pagina?
Uno. L'HTML5 permette tecnicamente più di un H1 dentro sezioni diverse e Google dice di saperli gestire, ma il titolo principale di un documento per definizione è uno solo. Se ne trovi due, quasi sempre il primo è il logo o lo slogan messo lì dal tema: quello va portato a un tag normale, non a un titolo.
L'H1 deve essere identico al title?
Non deve, ma può, ed è spesso la scelta migliore. Chi clicca su un risultato di Google ritrova la stessa frase in cima alla pagina e capisce subito di essere nel posto giusto. Differenziali quando il title ha bisogno di stare corto e di portare il nome del brand, e l'H1 può permettersi una frase più distesa.
Quanto deve essere lungo un H1?
Fra i venti e i settanta caratteri funziona quasi sempre. Sotto i venti di solito c'è una parola sola, che dice l'argomento ma non la promessa; sopra i settanta il titolo su telefono va a tre righe e viene saltato. Non è un limite tecnico: l'H1 non viene tagliato da nessuno, è solo che oltre una certa lunghezza smette di essere letto.
L'H1 conta ancora per il posizionamento su Google?
Conta, ma non come fattore magico. È uno dei segnali con cui Google capisce l'argomento della pagina, insieme al title, al testo e ai link che ricevi. Nessun H1 riscritto bene salva una pagina che non risponde alla domanda, e nessun H1 sbagliato affossa una pagina che risponde meglio di tutte. Trattalo come una cosa da fare bene, non come una leva.
Perché lo strumento non trova l'H1 della mia pagina?
Perché leggiamo l'HTML come esce dal server, senza eseguire JavaScript. Se il tuo sito costruisce il titolo nel browser — succede con parecchi siti fatti in React o Vue senza rendering lato server — noi non lo vediamo. Non vuol dire che il titolo non esista, ma che chi legge la pagina senza eseguire gli script, e qualche crawler lo fa ancora, si trova nella stessa situazione nostra.
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