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Densità delle parole chiave

Incolla un testo o una URL e guarda quali parole e quali gruppi di parole il testo ripete davvero, con la percentuale e l'avviso quando una ricorre troppo.

Il conteggio gira nel tuo browser. Se leggiamo una pagina online, la scarichiamo una volta e non salviamo niente.

La cerchiamo esatta, anche se è una coppia o una terzina, e la mettiamo in cima pure se non entra fra le prime.

Incolla un testo qui sopra: parole totali, parole diverse, tempo di lettura e le tre classifiche compaiono da sole.

Come si usa

  1. 01

    Incolla il testo o l'indirizzo

    Puoi incollare l'articolo mentre lo scrivi, oppure dare l'indirizzo di una pagina già online e lasciare che sia lo strumento a estrarre il testo visibile.

  2. 02

    Scrivi la parola che ti interessa

    È facoltativo, ma cambia la lettura: mettila e vedi subito quante volte compare, con che densità e se sta nel titolo e nei sottotitoli.

  3. 03

    Guarda le tre classifiche

    Singole, coppie e terzine dicono cose diverse. Se una singola supera il 3,5% o una coppia il 2%, torna nel testo e togli le ripetizioni che senti leggendo ad alta voce.

Che cos'è la densità delle parole chiave

La densità di una parola chiave è il numero di volte in cui compare in un testo diviso il numero totale di parole del testo, espresso in percentuale. Se scrivi 800 parole e «piano editoriale» compare 12 volte, la densità di quella coppia è dell'1,5%. Il calcolo è aritmetica, e finisce lì: tutto il resto — quanto sia troppo, quanto sia poco — è interpretazione.

Serve a due cose concrete. La prima è capire di cosa parla davvero un testo, che spesso non è quello che credevi mentre lo scrivevi: se la parola in cima alla classifica è il nome di un tuo prodotto e non il problema che risolvi, hai scritto una brochure, non una risposta. La seconda è accorgersi delle ripetizioni ossessive, quelle che il lettore percepisce come rumore e che un tempo si chiamavano keyword stuffing.

Non serve invece a decidere se una pagina si posizionerà. Nessun motore di ricerca pubblica una soglia, e le prime posizioni di qualsiasi ricerca contengono pagine con densità completamente diverse fra loro. Trattalo come un contatore, non come un voto.

Qual è la densità giusta? Nessuna, e la soglia serve ad altro

Non esiste una densità di keyword ideale: nessuna soglia è mai stata confermata da Google e chi ti dice «stai fra l'1% e il 2%» sta ripetendo una regola inventata nei forum SEO dei primi anni Duemila. Allora aveva un senso, perché i motori contavano le occorrenze in modo grezzo. Oggi un motore capisce che «pediatra», «visita pediatrica» e «medico dei bambini» parlano della stessa cosa, e una pagina che ripete la stessa identica formula trenta volte sembra sospetta proprio per quello.

Allora perché lo strumento segna il 3,5% in rosso? Perché a quel livello la ripetizione si sente leggendo. Non è una soglia di penalizzazione: è la soglia oltre la quale, nella nostra esperienza, il testo suona costruito per una macchina. Un articolo di 1.000 parole con una parola al 3,5% la ripete 35 volte, cioè una ogni tre righe. Prova a leggerlo ad alta voce e capisci subito.

Il segnale utile non è il numero: è quali parole stanno in cima. Se le prime cinque voci descrivono l'argomento di cui volevi parlare, il testo è a fuoco. Se in cima ci sono «servizio», «soluzione» e «azienda», il problema non è la densità — è che la pagina non dice niente.

Perché contiamo anche coppie e terzine

Perché le persone non cercano parole singole, cercano frasi. «Piano», da solo, non è la tua parola chiave: «piano editoriale» lo è, e «piano editoriale per aziende» ancora di più. Le classifiche di due e tre parole consecutive (in gergo bigrammi e trigrammi) mostrano gli argomenti veri del testo, mentre la classifica delle singole mostra il vocabolario.

Qui c'è la scelta tecnica che vale la pena spiegare. Dalle parole singole togliamo le stopword — articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi, le forme di essere e avere — altrimenti le prime dieci righe sarebbero «di», «che», «la», «per». Dentro coppie e terzine invece le lasciamo, perché «piano editoriale per aziende» senza il «per» non esiste. L'unica regola che applichiamo è che un gruppo non può cominciare né finire con una parola vuota: «editoriale per» non è un argomento, «editoriale per aziende» sì.

Un'ultima avvertenza sulle coppie: la soglia è più bassa (2%) perché ripetere la stessa coppia è molto più visibile che ripetere una singola parola. Quando una coppia sfonda il 2%, quasi sempre è la keyword incollata identica in ogni titoletto — e quello lo notano sia i lettori sia i motori.

Domande

Qual è la densità di keyword ideale?

Non esiste, e chiunque ti dia un numero preciso sta citando una regola inventata, non una fonte. Google non ha mai dichiarato una soglia e le pagine in prima posizione hanno densità molto diverse fra loro. Usa il 3,5% sulle parole singole come campanello d'allarme sulla leggibilità, non come obiettivo da centrare.

La keyword density è ancora un fattore di ranking?

No, non come fattore diretto: i motori valutano l'argomento di una pagina con modelli semantici, non contando le occorrenze. Resta però un sintomo utile: una densità altissima segnala testo scritto per il motore, e una densità a zero segnala che la pagina non parla dell'argomento per cui vorresti essere trovato.

Come si calcola la densità di una parola chiave?

Si divide il numero di occorrenze della parola per il numero totale di parole del testo e si moltiplica per cento. Per le frasi di due o tre parole il denominatore resta lo stesso, cioè il totale delle parole: è la convenzione più diffusa e quella che usiamo qui. Cambiare denominatore (per esempio contare le coppie possibili) darebbe numeri diversi e incomparabili con gli altri strumenti.

Quante volte va ripetuta la parola chiave in un articolo?

Non c'è un numero, ci sono tre posti che contano: il titolo, il primo paragrafo e almeno un sottotitolo. Se la parola è in quei tre punti e nel resto del testo compare quando serve davvero, hai finito. Aggiungerne altre dieci per raggiungere una percentuale peggiora il testo e non migliora niente.

Perché il conteggio delle parole non coincide con quello di Word?

Perché contiamo in modo diverso i numeri, la punteggiatura e le parole con l'apostrofo: «l'articolo» per noi sono due parole («l» e «articolo»), per Word una. Se analizzi una pagina online c'è anche un'altra ragione: togliamo menu, intestazione e piè di pagina quando il sito usa i tag header, nav e footer, quindi partiamo dal solo testo del contenuto. Le differenze restano nell'ordine di qualche punto percentuale e non cambiano la classifica.

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