Controllo della sitemap XML
Verifica la sitemap XML: formato, indice di sitemap, numero di URL e peso oltre i limiti, date di modifica assenti e un controllo a campione sulle pagine dichiarate.
Leggiamo solo file pubblici: la sitemap, il robots.txt e cinque URL a campione. Non salviamo niente.
Se metti solo il dominio proviamo /sitemap.xml. Leggiamo anche il robots.txt e apriamo cinque URL a campione.
Come si usa
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Metti l'indirizzo della sitemap
Se ce l'hai, incolla la URL completa del file XML. Se non sai dove sta, metti solo il dominio: proviamo /sitemap.xml, che è dove sta quasi sempre.
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Guarda gli errori prima degli avvisi
Gli errori sono cose che fanno scartare la sitemap o le URL dentro: host sbagliato, XML rotto, file che non risponde. Gli avvisi sono scelte da rivedere.
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Controlla il campione in fondo
Apriamo cinque URL prese dall'elenco e mostriamo cosa rispondono. Se due su cinque danno 404 o un redirect, il problema non è la sitemap: è quello che dichiara.
A cosa serve davvero una sitemap XML
Una sitemap XML è un elenco di indirizzi: dice a un motore quali pagine del tuo sito esistono e, se vuoi, quando sono cambiate l'ultima volta. Non è una richiesta di indicizzazione e non è una garanzia: è un suggerimento su dove guardare.
Serve moltissimo in tre casi. Quando il sito è grande e i crawler non riuscirebbero a percorrerlo tutto seguendo i link. Quando il sito è nuovo e ha pochi link in entrata, quindi nessuno ci arriva da fuori. E quando alcune pagine sono raggiungibili solo attraverso un filtro o un motore di ricerca interno, cioè sono orfane nella struttura dei link. Se hai un sito di trenta pagine tutte linkate dal menu, la sitemap non ti cambierà la vita: falla comunque, costa niente, ma non aspettarti niente.
Il vero valore è diagnostico, ed è la parte che quasi nessuno usa. La sitemap è la lista delle pagine che tu dici di avere. Search Console ti dice quante ne ha indicizzate. La differenza fra i due numeri è la domanda più utile che puoi farti sul tuo sito: se dichiari ottocento URL e ne risultano indicizzate duecento, non hai un problema di sitemap — hai seicento pagine che qualcuno ha guardato e deciso di lasciare fuori.
I limiti e le regole che fanno scartare un file
Le regole formali sono poche e sono dure: 50.000 URL e 50 MB non compressi per singolo file, e tutte le URL devono stare sullo stesso host della sitemap. Superato uno dei due limiti, il file va spezzato e i pezzi dichiarati in un indice di sitemap, che è un file XML che invece di URL contiene altre sitemap.
La regola dell'host è quella che rompe più installazioni. Una sitemap servita su www.esempio.it non può dichiarare URL su esempio.it senza www, e viceversa: per un motore sono due host diversi, e quelle URL vengono ignorate in blocco. Lo stesso vale per il misto http e https: se il sito gira in https e la sitemap elenca indirizzi http, ogni URL costa un redirect e stai indicando la versione che vorresti far sparire.
Poi c'è l'XML in sé. Un file XML malformato non viene letto a metà: viene rifiutato. Basta una e commerciale scritta & invece di & dentro un indirizzo con parametri per far fermare il parser a quella riga, e tutto quello che viene dopo non lo legge nessuno. È il motivo per cui controlliamo la buona formazione del file prima di ogni altra cosa e ti diciamo a quale riga si rompe.
Il lastmod: quando aiuta e quando ti si ritorce contro
Il tag <lastmod> dice quando la pagina è cambiata l'ultima volta, ed è l'unico campo della sitemap che i motori dichiarano di usare davvero — a una condizione: che sia vero. Priorità e frequenza di cambio, gli altri due tag che trovi in giro nei template, Google ha detto pubblicamente di ignorarli.
Il formato va scritto secondo ISO 8601, cioè 2026-09-10 oppure 2026-09-10T14:30:00+02:00 con il fuso orario. Una data scritta all'italiana, 10/09/2026, non è una data: è testo, e viene buttata via insieme al segnale che volevi mandare.
I due modi in cui il lastmod si ritorce contro sono sempre gli stessi. Il primo è la data nel futuro: succede quando la genera un sistema con l'orologio sbagliato o una pianificazione editoriale, e una pagina modificata domani non esiste. Il secondo, più comune, è la data identica su tutte le URL, aggiornata a ogni pubblicazione del sito: dice che è cambiato tutto quando non è cambiato niente. Quando un motore si accorge che le tue date non corrispondono a modifiche reali, smette di fidarsi di tutto il file — e a quel punto avere il lastmod è peggio che non averlo.
Domande
Dove si trova la sitemap del mio sito?
Quasi sempre a /sitemap.xml o /sitemap_index.xml. Il modo sicuro è aprire il tuo robots.txt, cioè iltuosito.it/robots.txt, e cercare la riga che comincia con «Sitemap:»: se c'è, l'indirizzo è quello. Se metti solo il dominio, questo strumento prova /sitemap.xml da solo.
Quante URL può contenere una sitemap?
Cinquantamila per file, e comunque non più di 50 MB non compressi. Se superi uno dei due limiti devi spezzarla in più file e dichiararli in un indice di sitemap, che può a sua volta contenere fino a cinquantamila sitemap. Quasi tutti i CMS lo fanno già da soli oltre una certa soglia.
Devo mettere la sitemap nel robots.txt o in Search Console?
Fai tutte e due, sono due canali diversi. La riga «Sitemap:» nel robots.txt la vede qualsiasi crawler, compresi Bing e i bot delle AI, senza che tu debba registrarti da nessuna parte. Search Console in più ti dà il rapporto su quante URL sono state lette e quante indicizzate, che è l'unica ragione seria per aprire la sitemap.
Perché Search Console dice che la sitemap non è leggibile?
Nella maggior parte dei casi perché a quell'indirizzo non c'è XML: il server risponde con una pagina HTML, spesso l'errore 404 del tema servito con stato 200. Le altre cause frequenti sono XML malformato per un carattere non codificato e un content-type sbagliato. Questo strumento distingue i tre casi.
Ha senso mettere in sitemap tutte le pagine del sito?
No. In sitemap ci vanno le pagine che vuoi vedere nei risultati e che rispondono 200, non tutto quello che esiste. Fuori restano le pagine con noindex, quelle bloccate dal robots.txt, i duplicati che puntano altrove con il canonical, i filtri e le pagine di paginazione profonda. Una sitemap che contraddice il resto del sito confonde e basta.
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