Indice di leggibilità Gulpease
Calcola l'indice Gulpease di un testo o di una pagina, l'unica formula di leggibilità tarata sull'italiano: punteggio, frasi troppo lunghe e cosa cambiare per farsi capire.
Il testo che incolli resta nel tuo browser. Dalle pagine online leggiamo solo l'HTML pubblico.
Come si usa
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Incolla il testo o l'indirizzo
Un articolo, una pagina di servizio, una mail ai clienti. Oppure l'indirizzo di una pagina già online: estraiamo il testo visibile e lo misuriamo. Servono almeno dieci parole.
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Leggi il punteggio e la fascia
L'indice va da 0 a 100 e le soglie sono quelle della scala originale: sopra 80 è facile per tutti, sopra 60 per chi ha la licenza media, sopra 40 per chi ha il diploma. Sotto i numeri vedi la formula con i tuoi valori.
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Sistema le frasi che pesano
L'elenco delle frasi sopra le 25 parole e delle parole sopra le 13 lettere ti dice dove intervenire. Spezza la frase più lunga, ricalcola, ripeti: il punteggio si muove a ogni modifica.
Che cos'è l'indice Gulpease
L'indice Gulpease è una formula di leggibilità tarata sulla lingua italiana. La presentarono nel 1988 Pietro Lucisano e Maria Emanuela Piemontese, nell'ambito del GULP, il Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico dell'Università di Roma «La Sapienza», da cui prende il nome. Prima di allora in Italia si usavano adattamenti della formula di Flesch, che era stata costruita sull'inglese.
Il problema di Flesch, applicato all'italiano, è che conta le sillabe per parola: e le parole italiane sono in media più lunghe di quelle inglesi, con più sillabe a parità di difficoltà. Un testo italiano semplicissimo risulta «difficile» per una scala pensata su un'altra lingua. Gulpease cambia unità di misura: invece delle sillabe conta le lettere, e invece di misurare la frase in parole misura le parole per frase, con coefficienti calcolati su testi italiani letti da studenti italiani.
La formula è quella che vedi sotto il punteggio: 89 più 300 volte il numero di frasi, meno 10 volte il numero di lettere, il tutto diviso per il numero di parole. Frasi corte alzano l'indice, parole lunghe lo abbassano. Il risultato sta fra 0 e 100: 100 è la leggibilità massima, 0 la minima. Non c'è nessun modello linguistico dietro e nessuna valutazione del contenuto: solo tre conteggi, che puoi rifare a mano.
Come si legge il punteggio
La scala originale fissa tre soglie, legate al titolo di studio del lettore. Sotto 80 un testo è difficile da leggere per chi ha la licenza elementare. Sotto 60 lo è per chi ha la licenza media. Sotto 40 lo è per chi ha il diploma di scuola superiore: da lì in giù, dice la scala, il testo è difficile per chiunque. Le quattro fasce che mostriamo sono queste, senza aggiustamenti nostri.
Quale fascia è la tua dipende da chi scrivi. Se hai una piccola impresa e il sito deve parlare a clienti che non conoscono il tuo mestiere, la meta è 60: chi ha finito le medie ti legge senza sforzo, e chi ha studiato di più non si offende per una frase chiara. Un articolo per colleghi, un testo tecnico, una scheda per specialisti possono stare più in basso senza che sia un problema, a patto che il lettore sappia di cosa si parla.
Un testo legale, un contratto, una condizione di vendita spesso finiscono sotto i 40. Non è per forza colpa di chi scrive — certe frasi devono dire tutto in una volta — ma se la pagina deve essere capita da chi firma, un punteggio così basso è un avviso da prendere sul serio. E vale anche l'opposto: un punteggio molto alto non garantisce niente sul senso. Una sequenza di frasi da cinque parole può avere 90 di Gulpease e non dire nulla.
Come alzarlo senza banalizzare
La leva più forte è la lunghezza delle frasi, perché è la voce che pesa di più nella formula. Un testo che si legge bene sul web sta intorno alle 20 parole per frase, con qualche frase più corta a dare ritmo. La regola pratica è una: un'idea per frase. Quando trovi una frase da 35 parole, dentro ci sono quasi sempre due idee unite da un «e», da un «che» o da una virgola. Metti un punto dove il pensiero cambia.
La seconda leva sono le parole. Non serve evitare i termini tecnici: serve usare la parola corta dove esiste. «Utilizzare» è «usare», «effettuare un pagamento» è «pagare», «al fine di» è «per». Non è banalizzare, è togliere quello che non porta senso. Le parole lunghe che restano — quelle che nominano la cosa giusta e non hanno sinonimo — sono le parole giuste, e l'indice le assorbe senza drammi.
C'è un motivo in più, oggi, per farlo. Quando un assistente AI cita una pagina in una risposta, prende le frasi che può riportare intere: brevi, con un soggetto chiaro, che stanno in piedi da sole. Un testo con un buon Gulpease è quasi sempre anche un testo che le AI riescono a citare. Se vuoi vedere quel lato, c'è lo strumento sulla leggibilità per le AI: misura la stessa pagina da quell'altro punto di vista.
Domande
Gulpease e Flesch sono la stessa cosa?
No. Sono entrambe formule di leggibilità che usano solo lunghezze, ma Flesch è nata per l'inglese e conta le sillabe, mentre Gulpease è stata costruita sull'italiano e conta le lettere. Le parole italiane sono più lunghe di quelle inglesi, quindi Flesch applicato all'italiano giudica difficili anche testi semplici. Esistono adattamenti italiani di Flesch, ma Gulpease è la sola formula tarata dall'inizio sulla nostra lingua.
Che punteggio deve avere un articolo di blog?
Per un sito che parla a un pubblico largo la meta ragionevole è 60, la soglia della licenza media: da lì in su chi legge non fa fatica. Sopra 80 va bene se scrivi per ragazzi o per chi legge l'italiano come seconda lingua; fra 40 e 60 è accettabile per articoli tecnici destinati a chi conosce già l'argomento. Sotto 40 è il caso di riscrivere.
L'indice tiene conto del significato?
No. Conta solo tre cose: parole, frasi e lettere. Non sa se il testo è chiaro, vero, ben organizzato o interessante. Un elenco di frasi brevissime senza senso ottiene un punteggio altissimo. Usalo per trovare le frasi e le parole troppo lunghe, non per giudicare la qualità di quello che hai scritto.
Funziona su testi in inglese o in altre lingue?
No. I coefficienti della formula (89, 300, 10) sono stati calcolati su testi italiani e su lettori italiani. Su un testo inglese il calcolo produce un numero, ma quel numero non corrisponde a nessuna scala: per l'inglese si usano Flesch o Flesch-Kincaid.
Perché il punteggio cambia se analizzo la pagina online invece di incollare il testo?
Perché dalla pagina online prendiamo tutto il testo visibile: voci di menu, didascalie, bottoni, piè di pagina. Sono frasi brevissime che alzano il numero di frasi e quindi il punteggio. Togliamo intestazione, menu e piè di pagina quando il sito usa i tag header, nav e footer; se il tema è fatto di div restano dentro. Per il numero più fedele incolla solo il corpo dell'articolo.
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