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I due modi in cui la gente ti trova adesso

Le basi3 mincontrollata il 9 settembre 2026
In questo articolo

Fino a qualche anno fa la domanda era una sola: esco o non esco su Google? Adesso sono due, perché i tuoi clienti si sono divisi. Una parte continua a cercare "idraulico Torino" e a guardare i risultati. Un'altra apre ChatGPT e scrive "mi serve un idraulico a Torino, chi mi consigli?", legge i due o tre nomi che escono e chiama il primo.

Stessa persona, stesso bisogno, due strade completamente diverse per arrivare da te. E la brutta notizia è che quasi tutti stanno presidiando solo la prima.

Su Google la lista si è accorciata

Non è un'impressione, è misurabile. In Italia, nei primi quattro mesi del 2026, il 63,4% delle ricerche su Google si è chiuso senza un click verso un sito: su mille ricerche, solo 280 hanno portato qualcuno sul web aperto.

63,4%

delle ricerche Google in Italia finisce senza che nessuno clicchi su un sito. Su 1.000 ricerche, 280 click arrivano al web aperto.

Fonte: Zero-Click Searches across six countries · SparkToro, dati Similarweb gen-apr 2026

Il motivo è che Google ha smesso di essere un elenco di link ed è diventato una pagina di risposte: il riquadro in alto, il pannello a destra, le domande correlate e, da ultimo, la sintesi scritta dall'AI. Quando compare quella sintesi, la prima posizione perde circa un terzo dei suoi click — Ahrefs ha misurato −34,5% su 300.000 parole chiave.

Tradotto: essere primo vale ancora molto, ma vale meno di prima, e per certe domande non vale più niente.

Dentro le AI non c'è nessuna lista

Qui il cambio è più brutale. Chiedi a ChatGPT, Gemini o Perplexity un consiglio e non ricevi dieci opzioni da valutare: ricevi due o tre nomi, scritti in una frase. Non c'è la seconda pagina, non c'è il quinto risultato da guardare "solo per sicurezza".

O ti nomina, o per quella persona non esisti.

La buona notizia: il lavoro è lo stesso

A questo punto la reazione naturale è "quindi devo fare due lavori". No. Devi farne uno solo, fatto bene, perché i due sistemi premiano la stessa cosa:

  • una risposta chiara e in alto, non annegata dopo quattro paragrafi di introduzione;
  • una pagina ordinata, con titoli che dicono di cosa parla il pezzo sotto;
  • un sito di cui ci si fida, con un nome e una faccia dietro, e altri siti che lo nominano.

Google usa questi segnali per decidere l'ordine. Le AI usano gli stessi segnali per decidere chi citare. Cambia la vetrina, non il prodotto.

Cosa cambia nel concreto per te

Tre conseguenze pratiche, e sono quelle che guidano tutto il resto di questa accademia.

  1. Smetti di inseguire le domande da una riga. "Quanto dura una batteria al litio" è una domanda che Google si risponde da solo. Scrivi invece le pagine che una risposta breve non può sostituire: quanto costa una cosa, in cosa differisce da un'altra, come si sceglie, cosa è successo davvero a un cliente.
  2. Metti la risposta in cima. Il paragrafo di riscaldamento non lo legge nessuno e non lo cita nessuno.
  3. Fatti nominare fuori dal tuo sito. Recensioni, forum, articoli altrui, schede su directory serie. È la parte che non puoi scrivere da solo, ed è quella che decide se le AI si fidano abbastanza da farti il nome.

Il resto — parole chiave, struttura, dati strutturati, link — sono i dettagli di queste tre frasi. Le prossime lezioni li smontano uno per uno.

Domande frequenti

Devo scegliere fra farmi trovare su Google o dentro le AI?
No, e non è nemmeno una scelta sensata. Le due cose si nutrono degli stessi segnali: una pagina chiara, su un sito credibile, che risponde subito alla domanda. Google la posiziona, le AI la citano. Chi ottimizza per una sta già lavorando per l'altra.
Se le ricerche finiscono senza click, ha ancora senso avere un blog?
Sì, ma cambia cosa ci scrivi. Le domande da una riga (che ore sono a New York, quanti grammi in un'oncia) non porteranno più click a nessuno: quelle le chiude Google da solo. Restano le pagine che una risposta di tre righe non può sostituire — confronti, prezzi, casi, procedure — e quelle il click continuano a prenderselo.
Quanto ci mette una pagina nuova a portare visite?
Mesi, non settimane. Uno studio di Ahrefs su un milione di pagine dice che solo l'1,74% di quelle pubblicate oggi entra nella top 10 di Google entro un anno. È il motivo per cui questo mestiere si giudica sui trimestri e non sui lunedì.

Se ti è servita, passala a qualcuno.

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