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Il titolo e la descrizione che si vedono su Google

Le basi2 mincontrollata il 9 settembre 2026
In questo articolo

Sono le due righe più lette di tutto il tuo sito, e di solito le ha scritte il tema di WordPress al posto tuo.

Il tag title è il titolo blu su cui si clicca. Non è l'H1 della pagina, anche se spesso coincidono: il title vive nel codice ed è quello che appare nei risultati. La meta description è il testo grigio sotto: non entra nelle classifiche, ma decide chi clicca.

Il titolo

Va sotto i sessanta caratteri o Google lo taglia a metà frase, e le parole che contano vanno davanti perché su mobile lo spazio è ancora meno.

Tre regole e basta:

  • La parola chiave all'inizio, scritta come la scrive la gente.
  • Specifico, non generico. "Prezzi" non dice niente. "Quanto costa un impianto fotovoltaico nel 2026" dice tutto.
  • Diverso da tutti gli altri titoli del sito. Due pagine con lo stesso title sono due pagine che Google fatica a distinguere.

Un numero, un anno o una parola concreta valgono più di qualsiasi aggettivo: "Impianto fotovoltaico: 9.000-14.000 € chiavi in mano" si clicca più di "Fotovoltaico di qualità per la tua casa", e non è nemmeno una gara.

Prima di pubblicarlo, incollalo in Anteprima Google: vedi dove viene tagliato in pixel, su desktop e su telefono, e il controllo del titolo ti dice se la parola chiave è davanti.

La descrizione

Circa centocinquanta caratteri, uno per pagina, mai riciclata.

Il modo più semplice di scriverla bene è rispondere a "cosa ci trovo dentro": "I prezzi reali di quaranta preventivi fatti nel 2025, cosa cambia fra tetto a falda e piano, e quando la batteria non conviene." Non è pubblicità, è un indice. È quello che fa cliccare.

La verifica della descrizione misura lunghezza e taglio e segnala se manca una ragione per cliccare.

Quando Google le riscrive

Capita, soprattutto sul titolo: se pensa che un altro testo della pagina descriva meglio il contenuto per quella specifica ricerca, usa quello. Non è una penalizzazione ed è meno frequente di quanto si racconti.

Due cose riducono la probabilità che succeda: che il title rispecchi davvero il contenuto (i titoli gonfiati vengono sostituiti più spesso) e che sia coerente con l'H1. Se il tuo titolo promette una cosa e la pagina ne racconta un'altra, riscriverlo è la cosa giusta che fa Google, non un capriccio.

Il controllo che vale un pomeriggio

Nella Search Console, rapporto Prestazioni, ordina le pagine per impressioni e guarda quelle con tante impressioni e pochi click. Sono pagine che Google mostra e che nessuno apre: nove volte su dieci il problema è il titolo.

Riscriverli è mezz'ora di lavoro su traffico che ti sei già guadagnato. Non esiste niente di più conveniente in tutto questo mestiere.

Domande frequenti

La meta description influisce sul posizionamento?
Non direttamente: Google non la usa come fattore di ranking. Influisce sul click, e il click è quello che ti serve. Una descrizione che spiega cosa ottieni può raddoppiare i visitatori di una pagina che sta già in terza posizione, senza toccare il testo.
Perché Google ha cambiato il mio titolo?
Perché per quella ricerca ha ritenuto che un altro testo — spesso l'H1 o una frase interna — descrivesse meglio la pagina. Succede in una minoranza di casi. Non è un motivo per non scriverlo: quando è buono e coerente con il contenuto, Google lo usa quasi sempre.
Devo mettere il nome dell'azienda nel titolo?
Solo se ti avanza spazio e se il marchio è già conosciuto. Su sessanta caratteri, dieci spesi per un nome che nessuno cerca sono dieci caratteri tolti alla ragione per cui uno dovrebbe cliccare.

Se ti è servita, passala a qualcuno.

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